Sala degli attrezzi agricoli

I contadini ciociari, nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo vivevano ancora in una forma di sfruttamento della forza lavoro all’interno della dominante organizzazione latifondista.

I contadini non possedevano un proprio appezzamento di terra e erano costretti a lavorare i terreni del latifondo ricavandone come paga razioni alimentari appena sufficienti a sfamarsi. I contadini solitamente si accampavano in ripari di fortuna, come grotte e pagliari, in situazioni di forte affollamento e con assenti o scarsi servizi igienici e idrici.

Il contadino era un individuo sfruttato come strumento di lavoro e, allo stesso tempo, oggetto di scherno e umiliazione da parte dei signori e dei visitatori provenienti dai grandi centri. L’analfabetismo tra i contadini era molto diffuso, tanto che l’unica fonte d’istruzione per i giovani erano i racconti degli anziani che solitamente avvenivano all’aperto, in occasioni festive e di tempo libero.

Nella sala in cui ci troviamo, tra i vari attrezzi agricoli, sono esposti gli aratri utilizzati per dissodare il terreno – il nome Pastena deriva da latino pastinare: “zappare”, “scassare la terra” – i gioghi per i buoi utilizzati per trainare l’aratro, vanghe, zappe, falci e falcetti – gliu s’rricchi – i forconi per sistemare i covoni di spighe di grano e un modello di seminatrice a trazione animale dei primi del Novecento.