L’allevamento ovino e bovino e il commercio del bestiame e dei prodotti è attestato in Ciociaria fin dall’epoca preromana come dimostrano i bozzetti raffiguranti Ercole con clava e pelle di leone da Alvito, Atina, Pescosolido, S. Biagio Saracinesco, Sora, Vicalvi o come si evince dalle iscrizioni poste in onore del semidio, alcune di età repubblicana, tra le quali alcune presenti a Sora.
In quest’ultima, ad esempio, si narra di due commercianti di bestiame della gens Vertuleia, abbiano offerto ad Ercole Massimo con la speranza di veder rifiorire le proprie mandrie. Una di queste famiglie si ritrova nominata in un’iscrizione murata alla base del campanile della chiesa di S. Giovanni Valle Roveto Superiore, una frazione di S. Vincenzo Valle Roveto in provincia di L’Aquila.
In età romana sono attestati, da epigrafi rinvenute a Atina e Ferentino, alcuni fora pecuaria ovvero dei luoghi di vendita di ovini. Ancora, ad Arpino sono presenti delle iscrizioni sulla chiesa S. Maria di Civita Falconara che menzionano Mercurius Lanarius, protettore dei mercanti di lana. Gli studi che sono seguiti hanno ipotizzato che la lana prodotta dalla zona tra Sora, Atina e Arpino fosse poi venduta a Pompei, noto centro di manifattura tessile.
Dopo l’età romana la transumanza riprende solo nel tardo medioevo, alla fine degli scontri militari che per secoli interessarono il Lazio meridionale. L’Abbazia cistercense dei Casamari ha avuto, in merito, un ruolo fondamentale per la ripresa della transumanza dalla fine del XII secolo in quanto essa era proprietaria di mandrie molto numerose. I Cistercensi poterono godere della protezione dei dei pontefici e degli imperatori germanici, tra i quali Federico II.
L’attività di allevamento che ruotava intorno ai Cistercensi spaziava nell’area compresa tra il Fucino e il Volturno, tra i due Regni quello Pontificio e quello delle Due Sicilie. In questo modo i Casamari poterono muoversi per la transumanza tra Sessa Aurunca, Aversa, Cuma e il Volturno e lungo la direttrice che dalle Paludi Pontine, dove Fondi rappresentava il centro urbano di riferimento, riconduce verso Alatri tagliando in due la Ciociaria e l’attuale provincia di Frosinone.
Proprio ad Alatri, a testimonianza dell’attività di allevamento che coinvolgeva il territorio si celebra, nella penultima settimana di agosto, la cosiddetta festa della Madonna del Sacchetto, chiamata così proprio per la benedizione dei bagaglio del pastore in partenza con le greggi.
Dal punto di vista antropologico le transumanze sono di due tipi. La transumanza orizzontale e quella verticale. La seconda è quella in cui le greggi sono trasferite dalla pianura ai pascoli in altura stagionalmente. Lo spostamento è a poca distanza e si utilizzano i tratturi molti ripidi. Nella Ciociaria un tratturo di montagna è storicamente quello che collega il Convento dei Padri Passionisti a Sora con il soprastante pianoro di Monte San Casto. La transumanza orizzontale invece mette in relazione pascoli molto distanti tra loro, i limiti sono dei quali sono le zone di montagna (media-bassa montagna) e le pianure migliori più prossime al mare.
In questo tipo di transumanze rientrano la maggior parte delle transumanze storiche italiane. Eppure, si deve notare, proprio la conformazione dell’Italia centro-meridionale ha prodotto transumanze longitudinali molto estese, come quella dall’Abruzzo alla Puglia, ma anche trasversali (“piccola transumanza”), di gittata più corta e che tagliano perpendicolarmente la penisola. La Ciociaria fu così interessata da percorsi di transumanza che dagli Appennini portavano alle pianure della costa Laziale.
Ovviamente questi spostamenti seguivano non solo l’approvvigionamento di pascoli ma anche di acqua e in altri casi di altri alimenti per altri animali allevati, come capre, cavalli e nella “transumanza tirrenica” (attuali Province di Frosinone e Latina) anche i suini, spostati verso la costa dalle zone montane ricche di ghiande e castagni.
In Ciociaria le principali direttrici della transumanza tirrenica toccavano molti paesi. Da Vallepietra e Filettino i pastori passavano per Trevi e superavano la Casilina, puntando successivamente su Cori e, una volta scavalcata la catena dei Monti Lepini si dirigevano verso i territori oggi occupati dal Comune di Aprilia o verso le località tirreniche di Anzio e Nettuno. Da Collepardo e Vico nel Lazio, passando per Alatri i pastori si dirigevano verso Frosinone per poi raggiungere Priverno, l’odierna Sabaudia, San Felice Circeo e la Selva di Terracina. Da Veroli, Sora, Campoli Appennino, Alvito, Calvieri, la meta finale della transumanza era Fondi. Invece si “andava alle paludi” passando per Fontana Liri, Arce, per il convento dei Padri Carmelitani di Ceprano, Isoletta (Arce), San Giovanni in Carico, Pico e Lenola. Conosciuta era anche la strada per Campodimele e Itri. Da Veroli e Sora si trasferivano anche i cavalli che, al loro ritorno e sovente prima della vendita, erano stimati e valutati dall’attento occhio degli zingari. Ancora oggi, da Sora è costume, nei mesi estivi, trasferire gli animali verso i pascoli della Val Fondillo e dell’Alta Valle del Sangro, mentre, per tutto l’Ottocento era sopratutto la comunità di Alvito ad avere stretti rapporti con i pastori di Pescasseroli affittando i propri pascoli ai possidenti di questo centro.