Sulla scorta del “rimpatrio dell’antropologia” e della crescente attenzione alle particolarità regionali europee che si sono manifestate nella cultura alta e nel senso comune del “vecchio continente” dagli anni ’90 del Novecento in poi, si assiste a un crescente interesse per il recupero e la “costruzione” di rappresentazioni unitarie di identità culturali, a partire da aree storico-geografiche che presentano tratti comuni o presunti tali.

Questo processo di produzione di identità coinvolge anche il Lazio dove si sono assestati nell’uso comune, delle istituzioni, degli studiosi e dei media termini come: Agro Pontino, Campagna Romana, Castelli Romani, Cicolano, Maremma Laziale, Reatino, Sabina, Tuscia Romana, Tuscia Viterbese, Viterbese  ecc.

Anche Ciociaria si afferma come termine che ricomprende geograficamente, storicamente e culturalmente, con confini variabili e, bisogna ricordarlo, di difficile delimitazione la provincia di Frosinone. Nella stessa Ciociaria, o meglio nella Provincia di Frosinone, si stanno affermando, sull’onda lunga della produzione di identità sempre più stringenti, i termini di: Bassa Valle del Liri, Cassinate, Frusinate, Valle del Sacco, Valle di Comino, Comprensorio Lepino, Comprensorio degli Aurunci, ecc.

Preso in considerazione il fenomeno di produzione identitaria che caratterizza gli ultimi trenta/quarant’anni, si deve però ricordare che il dibattito colto sul termine Ciociaria e sulla definizione dei suoi confini geografici, delle sue traiettorie storiche e delle sue unità culturali, sia già presente e rintracciabile almeno dalla fine del Settecento. Ricostruendo la storia del concetto nella letteratura, si potrebbero enumerare, in uno schema sintetico, le ipotesi sulla definizione dell’area, dal 1780, con la definizione che ne dà Gian-Gaspare Cestari (Della morbosa annuale costituzione di Anagni), fino al 2004, con l’affermazione di Riccardo Mori (Da Alito alla Campagna Romana) che ci ricorda come “La Ciociaria lambisce la Valle di Comino non arrivando a Broccostella”. È bene notare che un’elenco del genere potrebbe contenere più di cento citazioni di ipotesi sull’origine e sulla definizione di “Ciociaria”.

Da questo punto di vista si comprende quanto mutevole sia quindi la definizione geografica, storica e culturale di Ciociaria. In estrema sintesi si può affermare che la definizione del Ciociaria è una rappresentazione storico-erudita che è stata proiettata su un territorio che comprende certamente l’attuale Provincia di Frosinone e che in passato ha visto espandere o ridurre i confini dalla vulgata dominante nelle differenti fasi storiche.

Nonostante la variabilità, si possono tuttavia, rintracciare alcuni elementi stabili nelle  rappresentazioni della Ciociaria. Prima fra tutte l’evidenza che il termine “ciociaro” ha preceduto il termine “Ciociaria” indicante un territorio dai confini variabili del Lazio meridionale. In secondo luogo si può affermare che nell’Ottocento il termine “ciociaro” fosse molto diffuso nella Roma papalina e nella campagna a sud-est della città tanto da entrare nel teatro popolare romano e nelle raffigurazioni pittoriche e grafiche per indicare sia “il popolano rozzo” sia “la popolana saggia e previdente”. Questa duplice visione testimonia ancora, però, la mutevolezza delle rappresentazioni di un’identità che si era diffusa nell’immaginario collettivo da poco meno di un secolo.

L’altro punto fermo di una possibile definizione di Ciociaria è più recente ed è fissato in una data precisa che segna lo spartiacque tra la rappresentazione erudita e quella derivante dalla recente vulgata istituzionale e dalla cultura di massa, poi decantata nell’immaginario collettivo del XX secolo. Il momento è l’emanazione del Decreto Ministeriale con cui il Consiglio dei Ministri deliberò, il 6 dicembre del 1927, la costituzione di 17 province, tra cui quella di Frosinone, e ben 117 comuni appartenenti agli ex circondari di Frosinone (43 Comuni), di Velletri (7), di Sora (41), di Gaeta (26). Da questa decisione la Ciociaria comincerà ad essere sempre più considerata come coestensiva della Provincia di Frosinone.

Eppure, sempre a testimonianza della origine erudita del concetto di Ciociaria e della definizione dibattuta dei suoi confini territoriali, nonostante l’avvenuta creazione della Provincia di Frosinone e addirittura l’estensione precedente del termine Ciociaria fino al confine con la Campagna, ancora in una pubblicazione del 1927, Giuseppe De Napoli la riduce al territorio così descritto:

«L’antico popolo Ernico abitava quella zona del Latium Novum (aggiunto al Vecchio Lazio verso il 300 a.C.) detta oggi Ciociaria, compresa fra i Monti Simbruini a nord-est e i Lepini a sud-ovest, il fiume Aniene a nord-ovest e il Liri a sud-est, e più precisamente la conca racchiusa fra l’Aniene, il Sacco (antico Tolerus) e il Liri superiore fino a Ceprano».

Al contrario nel 1927 il frusinate Alessandro Fortuna, proprio sull’onda dell’istituzione della Provincia di Frosinone, riconosce i territori assegnati alla stessa l’ambito della Ciociaria, rivendicando alla sua opera quasi sessantennale di aver contribuito «a formare nè miei corregionali una coscienza Italiana attraverso battaglie ideali e propagande politiche ininterrotte dal 1870 al 1916».